Rocco
Chinnici ha voluto inviarci il suo contributo dalla Sicilia. Ci fa
veramente molto piacere che anche amici così lontani vogliano
unirsi a noi e condividere le proprie creazioni con gli amici di
Avralia Online! Così, anche se non è residente nel nostro
Municipio, abbiamo accolto di cuore anche i suoi due racconti e
abbiamo estrapolato da suo sito personale alcune informazioni
biografiche.
Grazie Rocco e
benvenuto tra noi!
Breve biografia
di Rocco Chinnici
(elaborata da uno
scritto di Patrizia Milici) Rocco Chinnici è nato il due Settembre del 1947 a Belmonte Mezzagno, un paesino di circa diecimila abitanti.
Ha iniziato la sua attività letteraria in piena età giovanile con la stesura di numerose poesie scritte in lingua italiana e in dialetto siculo, ottenendo numerosi riconoscimenti in occasione di varie manifestazioni culturali tenutesi in diverse zone della Sicilia.
A circa 30 anni, Rocco scrive il suo primo dramma dal titolo "il seme del male", il cui successo ha inaugurato la sua futura attività teatrale. Da allora ha continuamente mantenuto questo amore e questo interesse per il teatro che lo ha portato a
comporre, rappresentare e dirigere, in diverse zone della Sicilia, molte opere proprie
(una quindicina, tra cui commedie e drammi) e di altri autori. Ancora oggi Rocco continua a lavorare in ambito teatrale dirigendo l’associazione da lui stesso fondata: “La Bottega dei Sogni”, associazione culturale a sfondo teatrale.
Oltre alla continua stesura di nuovi testi teatrali, Rocco è anche impegnato socialmente con i ragazzi della scuola media e delle elementari, con i quali porta avanti un progetto noto col nome di “Laboratorio
Teatrale” che, anche negli anni passati, lo ha portato alla realizzazione di alcune opere
interpretate con grande maturità dai bambini stessi.
Il
sorriso della felicità
Viveva,
molto tempo fa, in una lussuosa villa della Palermo
"bene", una donna ricca e vanitosa. Gli agi e i lussi più
costosi erano per lei motivo di vita. Non conosceva altro che
danaro, gioielli e vestiti delle più pregiate stoffe. Finì che un
giorno, non avendo più cosa desiderare, s'ammalò di un grosso
male: l'apatia. Non mangiava più, non amava adornarsi come prima
soleva fare, tanto che non uscì più nemmeno di casa; si chiuse in
una stanza e non volle più ricevere nessuno, ad eccezione dei
migliori medici specialisti della città, che la visitarono da capo
a piedi, ma..., nessuno riuscì a capire quale fosse il suo vero
male o le cause che inducevano la ricca signora a rifiutare anche la
sua immagine riflessa allo specchio. Molti ebbero a dire che per lei
erano morte anche le speranze di guarigione. Nei paesi della
provincia si sparse la voce di quel male che affliggeva la ricca
signora.
Un
giorno si presentò, davanti al cancello della villa, una
vecchietta, curva che si sorreggeva ad un bastone; chiese alla
servitù di essere ricevuta dalla padrona; mentre quelli si
guardavano, curiosi di sapere cosa avrebbe potuto fare quella
vecchietta, decisero di farla entrare, e la condussero nella stanza
dove si trovava la signora. Stava seduta in un angolo; a guardarla,
sembrava che si stesse specchiandosi e chiedere allo specchio con
quegli occhi dallo sguardo assente, i perché della mancata ragione.
- Mia cara signora lei non ha niente!- Disse la vecchietta,
sorridente. -Dimenticanze! Nient'altro che dimenticanze!- Continuò.
- Non s'è accorta, lungo la sua vita che fra tutti gli acquisti:
cavalli, auto, gioielli..., ha dimenticato di fare l'acquisto più
bello.- - Non è vero! Ho tutto!- Esclamò la signora. - Quando pare
che dalla vita abbiamo avuto tutto- continuò la vecchietta, -
dovremmo, invece, accorgerci di non avere avuto quasi niente!- - Io
le dico che a me non manca proprio niente!- Rispose la ricca
signora, mentre la vecchietta continuava a guardarla con un sorriso
sereno. - Anzi, guardi!- continuò la signora prendendo una
campanella a lei vicino e, muovendola due volte: subito accorse la
cameriera; la mosse tre volte e comparve il maggiordomo. - Come vede
- disse la signora - chiamo, e tutti corrono; persino il giardiniere
e l'autista posso chiamare, sa? Tutti, e tutto!- -Sì?- Rispose la
vecchietta - Provi a chiamare, dunque, ciò che le manca: la
felicità! Essa non accorrerà mai, perché è dentro di noi.-
La
signora suonò, e suonò ancora..., ma, dall'uscio non apparve
nessuno; delusa guardò il maggiordomo, la cameriera che mortificata
a sua volta abbassò gli occhi a terra, poi lei, la vecchietta, e,
in quel viso increspato, vide apparire un sorriso ondulato; solo
allora capì quanto di bello era venuta ad offrirle la vecchietta:
un sorriso, un semplice sorriso di felicità.
Rocco
Chinnici
Il
sorriso della felicità - La Trottola nuova - Biografia
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