Quello
che segue è un recente racconto scritto da Sara Flamini che la
nostra amica ha voluto "tirar fuori dal cassetto" e condividere con
tutti gli amici di Arvalia Online.
Segui anche tu il suo esempio per contribuire alla crescita
culturale ed artistica del nostro territorio!
Fogli di carta
Questa è la storia di un uomo di mezza età che, fiaccato dalla vita e deluso dalle promesse non
mantenute, aveva deciso di trascorrere il resto della sua esistenza nell'immensa biblioteca della sua
dimora. Tra i tanti libri, affastellati nel corso della sua esistenza, si sentiva
finalmente al sicuro, protetto dalle violente emozioni che vivere comporta, dalla gioia e dal dolore, dalla tristezza e dalla
paura.
I libri, i suoi libri, gli permettevano di guardare al mondo attraverso il filtro della distanza e di
vivere la vita degli altri, le loro emozioni, le loro traversie, senza coinvolgersi e rischiare di soffrire.
Quante volte aveva pianto senza lacrime, aveva sofferto senza avvertire il dolore fin dentro le ossa,
aveva gioito senza sentire le capriole del cuore.
Quante volte aveva amato e perduto una donna, visitato paesi esotici, quante volte si era ritrovato
protagonista di vicende avventurose.
Leggendo, sfogliando pagine un po' ingiallite, aveva conosciuto il mondo, quel mondo lontano e
minaccioso, il mondo che lo aspettava fuori dei pesanti tendaggi che filtravano la luce accecante
delle giornate di primavera.
Tutto era soffuso, sfumato, raccolto…sui listoni di parquet tappeti ormai consunti attutivano il
rumore dei suoi passi, l'unico rumore che echeggiasse nei corridoi così alti e vuoti.
La vecchia libreria di noce occupava interamente le pareti della stanza e, dai massicci ripiani,
troneggiavano, disposti in bell'ordine, i libri. La disposizione dei volumi non era casuale, ma
obbediva a precisi criteri: la parete di destra ospitava vecchie edizioni a stampa, rilegate in pelle,
dalla fattura elegante e preziosa. A sinistra erano invece raccolti libri tascabili, collezioni, antologie
di poesie, libri scolastici di molti anni addietro. I volumi erano raggruppati a formare macchie
omogenee di colore: sulle mensole, file di libri dalla copertina verde, ordinati meticolosamente dal
più alto al più basso, cedevano il passo a libri rossi, marrone, bianchi, in un piacevole gioco
cromatico. Il senso d'ordine che ne scaturiva non si limitava ad appagare il suo pur spiccato senso
estetico, ma soddisfaceva una pulsione più profonda e nascosta: il desiderio di ordinare i propri
pensieri, di fare luce nel caos delle sue emozioni, di sciogliere le contraddizioni del proprio animo, purificandolo da tutto ciò che di sotterraneo, oscuro e irrazionale vi fosse.
Rimpianti, rimorsi, rabbie mai espresse, urla ricacciate in gola, lacrime furtive e quant'altro
affollasse la sua mente trovava, nella studiata classificazione dei suoi libri, un senso, una ragione,
una collocazione.
Ovunque la polvere stendeva sui libri, gli oggetti, le cose, la patina rassicurante del tempo. Ogni
soprammobile, ogni fermacarte trasudava tempo, e passato, e ricordi.
Nulla era vivo…tutto sembrava cristallizzato, sospeso, immune da qualsiasi cambiamento e
indifferente allo scorrere del tempo.
Primavere, inverni, Natali si alternavano così senza che nulla subisse alcuna variazione dentro la
biblioteca e nell'animo ormai congelato dell'uomo. Il sole tramontava e sorgeva di nuovo, la luna
compieva il suo ciclo mensile, i prati inaridivano per poi tornare a pullulare di fiori, ma dentro
quelle quattro mura il tempo si era fermato.
Fu un pomeriggio come gli altri…dopo un pranzo consumato in solitudine, come al solito l'uomo di
mezza età si recò nella sua stanza segreta, dove lo attendevano i suoi fedeli amici, gli unici dai quali non potesse aspettarsi altro che sollecitudine e silenzio carico di promesse mai tradite.
Si avviò a passi decisi verso un angolo meno frequentato della libreria…
aveva voglia di leggere un
libro di tanti anni fa, della sua giovinezza per intenderci.
Indugiò a lungo prima di sceglierne uno…d'un tratto lo vide, di fronte a lui: un volumetto smilzo,
malandato peraltro, dalla copertina di tela pesante. Lo estrasse, lo scrutò: non vi era alcun titolo.
Delicatamente, lo aprì. Era un testo di francese, una grammatica di quando frequentava il
liceo…ancora si intuivano i segni, sbiaditi dal tempo, di un lapis.
Sfogliò le pagine lentamente, quasi a cercare un segno di ciò che era stato, una testimonianza della
sua gioventù, così lontana e perduta. D'un tratto, dalle pagine del libro, scivolò una busta. Bianca,
senza affrancatura né indirizzo. La aprì. Lesse. Le parole scivolavano via velocemente, trascinando
con sé ricordi, volti, istantanee in bianco e nero.
Si fermò, allontanò dallo sguardo quei fogli. Ascoltò. Nel silenzio della stanza i battiti del cuore sembravano rimbombare e dilatarsi. Ora lo sentiva. Quel cuore. Nella mente, d'improvviso solo silenzio, o meglio voci, rintocchi di campane, canti, rumore di onde.
Le immagini si susseguivano a ritmo vorticoso dinanzi ai suoi occhi, quegli occhi che non avevano più guardato ma solo visto. Affioravano memorie, così vivide e reali da sembrare presenti, da cancellare di colpo quarant'anni di pigra e rassegnata esistenza.
Mai si era sentito più vivo, mai più da allora, da quando lei se n'era andata. Senza preavviso, senza
avere il tempo di salutarla e finalmente dirle ciò che sentiva, in fondo, nelle viscere e in ogni più
piccola parte di sé.
Respirò. A fondo. A lungo.
Sentiva l'aria entrare nei polmoni e uscire dalle narici. Ne sentiva l'odore, forse per la prima volta.
L'odore della polvere e del tempo, l'odore stantio della morte che impregnava le pareti, i libri, i tendaggi.
Posò i fogli sulla scrivania di cuoio. Scrutò la stanza, immensa e buia. Quindi infilò la porta e la richiuse dietro di sé.
Sara
Flamini