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Scritti d'Estate 
Sara Flamini: Fogli di carta, Parole - Nicole Arina: 1, 2, Il mio tempo, Nobody's tears
Rocco Chinnici: Sorriso, Trottola - Silvia Giarrusso:
La pioggia, La Luna, Il Vento, L'Universo

 

"Questo pezzo è tratto dal racconto che sto scrivendo intitolato NOBODY'S TEARS. Vorrei che lo leggessero i ragazzi, che all'improvviso si trovano soli o che si pongono domande come "ma perché devo vivere". Per aiutarli a capire che la vita in fondo è degna di essere vissuta. Ragazzi, tirate dritto per la vostra e non lasciate che qualcuno rovini ciò che la nostra anima ha costruito per noi. Cioè ciò che c'è di più bello. I sogni. Facciamo di tutto per farli diventare realtà!!"

Il mio the si stava raffreddando, e la televisione non raccoglieva il mio contatto. Ero seduta davanti alla finestra, e davanti a me solo alberi spogli e tetti pieni di ghiaccio. Solo qualche passante o ciclista con ombrellino al seguito. Più tardi prendo la corriera per andare a scuola. Ed ecco una canzone, una canzone alla radio, che mi porta indietro di anni ed anni, forse dieci o anche di più. E all'improvviso i ricordi tornano a galla, e le lacrime scendono copiose sul mio volto. Immagini di me bambina, con i sogni e le speranze che ogni bimbo ripone verso la vita. Mentre gioco con le barbie, mentre dipingo una casa circondata da alberi in fiori, o mentre ascolto le canzoni dei cartoni. Poi il blackout è totale, e i flashback finiscono, con la canzone successiva. Ma ciò è bastato a portarmi indietro, a farmi cadere nell'angoscia, nel constatare che i tempi in cui potevo volare sulle dolci ali della fantasia, i tempi in cui veramente sapevo cosa voleva dire sognare, sono finiti, e non ci saranno più. Ed è allora che mi chiedo chi sono, cosa ci faccio, quale direzione devo prendere. E' come se fossi ad un bivio, e non sapere cosa mi aspetta mi opprime. E' come essere in un tunnel, e non riuscire a vederne la fine. E ancora piango quando scendo dalla corriera. Le mie lacrime si mescolano con la pioggia. E la sensazione di non avere punti di riferimento, mi opprime, mi angoscia e mi toglie il fiato.
Fisso le macchine che passano, e non so perché mi chiedo come sia buttarsi sotto, o tirare la corda al muro, insomma come è farla finita davvero. Senza sogni non vale la pena di vivere. E quella canzone mi ha ricordato come ero e come sono ora, dopo che hanno calpestato i miei sogni.
Mi siedo in una panchina e aspetto che le goccioline di pioggia finiscano. E quando finalmente il sole compare, il suo piccolo bagliore di luce che fa capolino da una nuvoletta grigia, mi spinge ad alzarmi e ad asciugarmi le lacrime. Così faccio. E mi incammino verso la vita. E mi convinco che in fondo non è poi così male.

Nicole Arina
  

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