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Area archeologica di Pozzo Pantaleo
(un click sulle immagini per ingrandirle)

Nel 1983 l’area compresa fra via Portuense, via Quirino Majorana, via della Magliana Antica e la Ferrovia Roma-Pisa, era stata destinata alla realizzazione di un centro operativo ACEA.
La zona, denominata Pozzo Pantaleo da un antico toponimo, era già conosciuta, in seguito a numerosi ritrovamenti negli anni passati, per l’esistenza della antica Necropoli Portuense, lungo la via omonima.
Furono dunque richiesti saggi preventivi, i quali evidenziarono la presenza di importanti resti archeologici.
E’ stata quindi avviata una serie di campagne di scavi per riportare alla luce tali resti, il cui scopo finale era quello di creare un vero e proprio parco archeologico, unica area rimasta a verde in una zona densamente edificata.

Durante tali campagne, fra il 1983 e il 1989, è stato individuato un tratto di strada basolata (per una lunghezza di circa m.50), con crepidine, in buono stato di conservazione, che è stata identificata con l’antica via Campana la strada che conduceva a Porto, nel punto in cui si distaccava dalla via Portuensis.
Inoltre sono stati scoperti:
un edificio funerario in opera laterizia, composto da due ambienti, con sepolture in formae (profonde fosse in cui venivano depositati i defunti su strati di tegole);
un edificio termale in opera laterizia e vittata (laterizio e blocchetti di tufo), nel quale si conservano, nella parte già scavata, pavimenti in mosaico con la raffigurazione di figure mitologiche in bianco e nero;
un ambiente con suspensurae (pilastrini su cui era appoggiato il pavimento, fra i quali passava l’aria calda) e tubuli lungo le pareti per il riscaldamento, collegato con il praefurnium (locale dove si produceva il calore);
resti di strutture in opera mista che non sono state portate interamente alla luce, ma che, per la loro configurazione farebbero pensare ad ambienti relativi ad una mansio, punto di sosta per i viandanti;
una serie di cunicoli fognari per il convoglio delle acque, provenienti dalle colline circostanti, verso il vicino corso d’acqua.

Nel 1998-99, dopo alcuni anni di sospensione, sono stati ripresi i lavori di scavo e restauro, finanziati con fondi per il Giubileo 2000, volti all’apertura al pubblico almeno di una parte di questa area archeologica.
In questa ultima campagna sono venuti alla luce un mausoleo con annessi alcuni ambienti ipogei, riutilizzati come cisterna oltre ad una serie di tarde sepolture in terra a cappuccina.
Durante gli scavi si sono potuti identificare vari livelli di frequentazione che, insieme alle diverse strutture murarie e ai materiali rinvenuti, fanno datare questo complesso fra la metà del I sec. d.C. e il IV sec. d.C.

Durante l’esecuzione di un cavo Enel lungo la via Portuense, di fronte all’area archeologica di Pozzo Pantaleo, sono venute alla luce alcune strutture che, per notevoli affinità cronologiche strutturali con il complesso di cui sopra, possono essere considerate pertinenti allo stesso.
Si tratta di una serie di tombe a camera a cui si aggiunge, nell’estremità orientale, un’area di impianti idraulici. Le celle funerarie appaiono chiaramente allineate lungo un asse stradale basolato, di cui la trincea ha evidenziato solo un piccolissimo tratto di 4 basali.
Nonostante la limitatezza dell’area scavata, condizionata dal suo posizionamento nella sede stradale, sono state riconosciute diverse fasi che hanno caratterizzato la vita di questo complesso, a partire dalla prima età imperiale, sino al periodo paleocristiano se non addirittura altomedievale.
Esso era costituito da una serie di celle funerarie delimitate da muri in opera mista (reticolato e laterizio), laterizia e vittata (laterizio e blocchetti di tufo), in cui si trova sia il rito dell’incinerazione che quello dell’inumazione.
Il rinvenimento negli strati superficiali di numerosi frammenti di intonaco dipinto e di cornicette in stucco ci fa pensare che gli ambienti fossero riccamente decorati.
Tale ipotesi è confermata dal ritrovamento in posto dei pavimenti in mosaico, con motivi decorativi in bianco e nero.

Ringraziamo la Dott.ssa Laura Cianfriglia per il materiale riportato in questa pagina.