Speciale Archeologia
La Necropoli
Portuense:
un patrimonio ancora da scoprire
In età romana una grande area necropolare si estendeva nella zona chiamata, secondo la tradizione, Pozzo Pantaleo, che corrisponde a quella compresa, attualmente fra via della Magliana, via del Fornetto, via Portuense e via della Magliana antica. Nel recente passato molti sono stati i monumenti sepolcrali scoperti in questo tratto della
Portuense, la maggior parte dei quali sono andati purtroppo distrutti a causa della speculazione edilizia che ha investito quest’area.
Di particolare rilievo sono stati i ritrovamenti effettuati negli anni ’50, nel corso dei lavori di costruzione degli impianti petroliferi della Purfina tra via Portuense e via Majorana e, successivamente negli anni ’60, durante la lottizzazione della stessa area. Due ambienti funerari scavati nel tufo, ricchi di interessanti decorazioni, sono stati salvati dalla distruzione e trasportati al Museo Nazionale Romano. Un altro sepolcro invece è stato lasciato sul posto e si trova ora negli scantinati di un palazzo in via G.
Ravizza.
Negli anni ’80, nell’area situata all’incrocio fra la via Portuense e via Majorana sono stati riportati alla luce alcuni edifici, di età imperiale ed un tratto dell’antica via Campana. Recentissime campagne di scavi, hanno portato ad ulteriori interessanti ritrovamenti, fra cui una splendida cisterna, confermando che ci troviamo in presenza di un’area archeologica molto importante.
Discorso a parte meritano gli edifici sepolcrali nell’area di via
Belluzzo, che, ritrovati nel 1966, ora si trovano all’interno del “Museum
Drugstore”, in via Portuense 313. Sono cinque edifici funerari, di cui solo quattro ora visibili, risalenti alla fine del I secolo d.C. ed utilizzati fino al IV secolo. Particolarmente interessante è la cosiddetta “tomba A”, la più importante del complesso. Di forma quadrangolare, con la volta a botte, al centro presenta una grande nicchia rettangolare sormontata da una calotta decorata con una conchiglia in stucco bianco. Il pavimento è arricchito da un mosaico in bianco e nero in cui è raffigurata una scena ispirata al mito del dio Dioniso.
Altro edificio notevole è quello conosciuto con la lettera “D”, composto da numerose nicchie disposte su quattro file, utilizzate per deporvi le urne cinerarie. Sul muro intonacato si leggono ancora alcuni graffiti che indicavano i nome delle persone le cui ceneri erano lì conservate.
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